Il Funerale di Seccatrice
Un bel giorno sul far del mattino – sciaf! – si ode uno schiocco imperioso: un'esplosione di piume nere e lucenti si allarga leggera nell'aria, il vento le raccoglie, le porta lontano, e già non si scorgono più.
Lo ha veduto Fracassona, di vedetta sull’albero più alto. Ha dischiuso appena il becco, strabuzzato gli occhietti neri, e non ha dubbi: Seccatrice è perita. Cra cra! – lo ha gracchiato a Scocciante, che vola veloce di tetto in tetto. Cra cra! – lo ha annunciato Spaccatimpani a tutto il vicinato.
In men che non si dica, si sono date convegno in più di mille presso l’albero dove viveva la cara estinta. Si dice l'abbia accoppata una ciabatta, scagliata con perizia letale! Ma no! Ma dai! Cra cra! Chi con alti lamenti, chi con fieri strepiti danno voce al loro cordoglio: tale è il lutto nelle cornacchie.
Che baccano! Viene quasi da rimpiangere Seccatrice: certo era quello che era, ma forse è stata giustiziata troppo in fretta, colpevole di due gracchi al momento sbagliato. Adesso la situazione è sfuggita di mano, e la violenza non è più una via praticabile, se mai lo è stata. La morale è: o le ammazzi tutte al primo colpo, o sennò non ti conviene.
Infine una precisazione per rassicurare i più piccini. Quando si racconta una storia è normale servirsi di iperboli, ma in realtà l'autore crede fermamente nel valore della fratellanza fra umani e cornacchie.